Le stelle marine che si attaccano alla
roccia sono come coralli.
Nei pochi anni che restano ti ancori al
fondale e metti le branchie. Non sei più tra chi cammina, sei tra
chi nuota. Tra le cose ovvie del mondo. Tra i fermagli perduti tra le
pieghe del cuscino.
Ritrovarsi in solitudine e sgranchire i
pensieri, non capire cosa aleggi sulla mia testa in questi giorni.
Non so se andarmene a casa, se andarmene da qui o andarmene per
sempre.
Penso alla morte come al grande
respiro, come al vago ardore della liberazione e quando si slega il
flusso di parole tutti i pensieri tacciono e lasciano che ogni cosa
sia in quello che è vivere.
Sono sola. E il timore è con me.
Vorrei poter ritrovare quella calma di un tempo che mi permetteva di
digiunare senza il timore di stare male. Vorrei poter tornare a stare
senza cibo, vorrei non cercarlo più. Mi affanno ogni giorno e ogni
ora mi riprometto di non mettere mano su qualsiasi cosa sia
commestibile, ma inevitabilmente davanti al piatto di riso preparato
appositamente per me il senso di dovere prende le redini della mia
volontà e guida la mano alla forchetta e la forchetta alla bocca.
Quante ore passate con la mente nello
stomaco, a cercare un posto per rimettere, ad immaginare di potermi
aprire ed estrarre l'intero apparato digerente, lasciando finalmente
un motivato vuoto in me, benefico e propiziatorio.
Dov'è finita tutta la magrezza che mi
abitava? Non mi peso da mesi terrorizzata dal numero che potrei
leggervi. Ho bisogno di piangere sulle mie ossa vive e non soffocare
in queste sabbie carnose.
Vi voglio bene e vi ho pensate ogni
singolo giorno di questo mese e mezzo, ma non avevo parole per
scrivere, non avevo occhi per leggere. Vi riprendo per mano una ad
una, se ancora mi volete, sono qui, con le stesse lacrime di sempre,
con le stesse ossa fragili, invisibili.

Le tue parole mi sono mancate. Vorrei poter scrivere qualcosa che ti faccia sentire non più da sola col timore mentre lo leggi, ma le frasi rimangono ancorate nella testa. I tuoi desideri sono simili ai miei, e la calma si, vorrei ritrovarla anch'io. Ce la faremo? Spero di si. Un abbraccio.
RispondiEliminaMa come ti puo' saltare in mente che potremmo non volerti, sciocchina...
RispondiEliminaPero' non con le ossa vive...piu' bella, un po' piu' morbida, anche se l'idea ti deve orripilare non poco...ma per un piatto di riso non puoi essere così carnosa, non ci credero' mai!!!
Che bello l'header con le bamboline :)
Piccola mia...quanto mi sei mancata!!!! Se ti puo consolare anke io ultimamente non ho piu mlt parole e neanche tnt coraggio per pesarmi...vedrai ke ci saranno tempi migliori! Un bacione
RispondiEliminaNon siamo sole a questo mondo a volte. In realtà lo siamo,perchè i problemi solo noi stesse li dobbiamo affrontare,ma abbiamo mani che durante la nostra caduta ci stringono forte e ci aiutano a portarci su.
RispondiEliminaIo ti stringo forte mia cara.
Rose.
Ps. lascio il mio blog per iniziarne uno privato,se vuoi fare parte della 'cerchia'
ti lascio il link del mio ultimo post dove puoi lasciarmi il tuo contatto se vuoi, così posso aggiungerti.
http://bellacomeunarosa.blogspot.it/2013/11/lascio-questo-blog.html
Ancora,un abbraccio forte..
Non ho parole per commentare dignitosamente il post: ogni tua parola è poesia. Quello che posso fare è lasciarti un commento di Schopenhauer (non per altro mio filosofo preferito) che penso possa racchiudere al meglio quello che vorrei poterti dire, ma che ahimé, non trovo le giuste parole:
RispondiElimina"Nessun oggetto del volere, una volta conseguito, può dare appagamento durevole, bensì rassomiglia soltanto all'elemosina, la quale gettata al mendicante, prolunga oggi la sua vita per continuare domani il suo tormento."
Ma la cosa che più mi ha spinta a voler scrivere, è stato quando ho capito che è proprio quando Schopenhauer, nella sua chiarissima scrittura, dice che è quando non abbiamo ciò che desideriamo che soffriamo; e quando l'abbiamo ci annoiamo, finché non rinasce il desiderio a farci ri-desiderare, a ri-soffrire. Ed è proprio in questo raddoppio dato dal "ri" che ho teletrasportato la tesi filosofica schopenhaueriana nei DCA: anche se mai la bilancia potrà segnare un etto in meno, quello che si ha "tra le mani" sarà una felicità fuggevole, e nel momento in cui la si ha dinanzi non si ha il tempo neanche di contemplarla che sarà già scivolata via e ricomincerà così la noia, ed il desiderio di ri-desiderare. Vedendo il numero che cala, non si è mai soddisfatte, o no? Quante volte sei riuscita a dire che bastava così, e che non c'era bisogno di perdere altri chili? Nessuna, scommetto. Oscilliamo tra il dolore e la noia (Schopenhauer usa la metafora del pendolo): anche se hai mai avuto la capacità di soddisfare un determinato desiderio, non sarà mai abbastanza e si continuerà ad essere sempre insoddisfatti. E dimmi: non è palesemente quello che accade nei DCA? I tuoi desideri, le tue brame sono illimitati, insaziabili, inestinguibili.
So che hai letto il mio ultimo post: quindi non ti starò a ripetere nulla di quello che tu hai già letto. Solo che vorrei ribadire che dovremmo scommettere in altro. Non solo dare il 100% in un determinato obiettivo. Perchè appena si perde, è un qualcosa di irrecuperabile. Dovremmo invece investire in altro..tipo la vita.
Thana, vorrei la tua felicità.
Un abbraccio. <3