15 luglio 2012

Ricordo che ero qualcosa infondo all'esistere, a questo mio stare seduta di ora. Non c'era preoccupazione che potesse scrollarmi dal mio eterno letargo, in quella culla scintillante che mi rendeva impenetrabile ad ogni attacco di dolore e c'erano altri che come me dormivano. I loro occhi erano sereni, i loro sguardi pacifici mi rassicuravano. Li vedevo come in contemplazione di una gioia più grande, che scaldava le loro anime e ne assopiva le menti. Ricordo quel ieri lontano e lo rivango da qui, da questo essere caduta in terra di nessuno. Qui dove le stelle si confondono con le luci degli aerei di linea. Qui dove ho perso la bussola e ho invertito fin troppe volte la mia rotta. Qui mi piego sulle mie ossa di carta, che s'intravvedono sotto la pelle quasi trasparente. Con il vento alle spalle sento una stretta alla colonna vertebrale che arriva su, fino al punto più alto del capo. Non perdo l'equilibrio, nonostante io mi regga su caviglie rotte da chilometri di corsa inarrestabile. -Non prendo più ordini da un piatto sporco di cibo invitante.- Tutto sta morendo, le mie cellule muoiono ogni giorno, il cibo va decomponendosi, il mondo si avvicina giorno dopo giorno alla conclusione del suo moto. Solo l'essenza di tutto ciò che è e che mi abita è immortale. Perché sporcarla quindi con qualcosa che va deteriorandosi? Perché credere che sfamarmi con le cose del mondo, possa tenermi in vita. In quale vita mi tiene? Alla vera vita no di certo, qui niente è, dove sto in mezzo ai trucchi dell'uomo, ai suoi giochi sporchi di fango. Il vivere vero non teme la fame, la morte, il disfacimento della carne, del proprio destino. Tutto ciò che si muove, agisce per arrivare alla sua fine. Nell'immobilità allora io esco da questo corpo-bozzolo e contemplo quel non essere più qualcosa di finito. Il tempo si arresta, si sospende e mi da tregua, mi abbandona per non tornare, visto il mio disinteresse. Nell'immobilità io contemplo il mio reale essere qui e lontana da ciò che è, in sé, inscindibile. 
Si accartocciano le mie ossa, si buttano via, sprezzanti del pericolo della rottura, delle crepe, della carenza di calcio, della crescita naturale, dell'osteoporosi e io immobile le lascio fare, certa della mia recondita bellezza.

8 commenti:

  1. Per questa volta chiudo le tue parole in fondo al mio cuore lacerato. Gentile unguento delle tue parole unico Amore mio. Lasciami accomodare vicino a te, sussurrami i tuoi pensieri avvelenati dalla vita e fammi addormentare.
    Sei stella tra questi aerei.
    *Ho un cuore a pezzi, accettalo o buttalo*

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  2. Bellissimi questi pensieri...
    vorrei tanto arrivare ad un "vivere vero", al non temere nulla.
    Penso che siamo un "qualcosa" che va molto oltre il corpo...

    Mi sono tratta troppo male ma si può cambiare, ce la metterò tutta...

    ti stringo



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  3. http://www.littlefreefly.blogspot.it/2011/11/sento-la-carne-staccarsi-dal-mio-corpo.html#comment-form

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  4. Amo le tue parole, amo come scrivi, una persona che scrive a questa maniera non dovrebbe mai farsi del male.
    Vivi vero, vivi davvero, amati..

    Ti stringo forte.

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  5. il tuo modo di scrivere mette i brividi. davvero stupendo.
    vivi la tua vita come meglio credi e non sbaglierai mai.
    un abbraccio profondo.

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  6. Fantastico!!! Mi è piaciuto un casinaccio.

    E l'anonimo della cotta sono io.

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  7. è come se tu ti saziassi dell'imprescindibile essenza della tua immobilità..
    il rimembrare dell'antica letargia si compenetra ed è ormai parte infinitesima dell'universo del tuo microcosmo..
    dove l'immoto assume parvenza di..bello..
    dove il distacco assume parvenza di..giusto..

    chissà se anche io per un istante..ho assaporato quel sentimento comatoso..
    e mi sono rassicurata rassicurando..
    come te..


    ti stringo forte..lucerna dell'istante..

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<3