10 giugno 2011

Sono la fragile mente che si sbranca, 
sono la lancia che si spezza, 
sono la lama che si scheggia, 
sono il foro nella carne, 
sono la cicatrice della ferita al cuore, 
sono il tedio nel genio sconosciuto, 
sono la lapide del soldato caduto,
 il nodo tra i capelli, l'unghia spezzata.
Sono la battaglia insensata,
 l'accusa ingiusta,
 la bellezza violata da un rossetto troppo acceso.
Sono la beneamata pioggia degli occhi, 
l'inciampo sul gradino troppo alto. 
Il veliero naufragato tra le mani di un viandante senza meta. 
Vaga nella coltre di muri oltre il mondo, lungo una strada bianca e tiene in mano una candela. Ha lo stomaco vuoto, pieno solo di fiato compresso che dai polmoni spaccati è scivolato lungo lo sterno, fino all'arco del diaframma e si è depositato dietro l'ombelico.
Il viandante porta il mare dietro agli occhi e non teme il naufragio perché lui è l'ancora.    


5 commenti:

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  2. Sei quella lacrima che non vuole scendere sul mio volto.
    Ma che fa vibrare la mia anima.
    *Ti consevo nel mio cuore*

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  3. Mi hai fatto pensare alla ballata dell'antico marinaio... una delle opere che preferisco!

    un abbraccio cara.. coraggio!

    Lucy

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  4. Oh tesoro ti ringrazio...è bellissimo quello che hai scritto
    versOana

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<3