30 settembre 2010



Madre, natura mia, che hai soffiato nella pancia di una donna, l’hai fatta crescere attorno alla me che non sarò mai più, perché in quella bolla mi sentivo nell’estasi materna, protetta e amata da te.
Mi hanno cacciata fuori da tanto amore sbattendomi qui, che non ci so vivere. Qui che mi continuo a perdere. Qui che non c’è abbraccio. C’è nebbia e ira.
Madre, sono la tua figlia più errata. Mi hai arrotondata per difetto, hai messo la virgola al DNA sbagliato, sono un decimale periodico incongruo a tutto il restante numerico.
Le menti che mi stringono nella morsa della ragione corrono tutte a briglia sciolta, masticano e parlottano senza ponderare. A me hai dato redini corte, mi hai messo la museruola e gli zoccoli, non mi abituo.
Eri forse depressa nel partorire la mia esistenza, svilita dalle tante angherie.
Mi sto impegnando ad essere più come te, perché sono un’ortica che profuma di rosa, qualcosa di tuo lo tengo stretto, devi solo darmi il tempo di fiorire, ti prometto che dopo il prossimo acquazzone germoglierò.

2 commenti:

  1. ...hai una profondità delicata. E fragile.
    Sei quel fiore di mandorlo che...qui dalle mie zone, fiorisce presto; troppo presto tanto da restare coperto dal ghiaccio.

    Un abbraccio forte (e che possa essere una buona giornata)

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  2. Grazie del pensiero.. :)
    Mi spiace non commentare i tuoi post, ma cosa si può dire di una poesia?
    Io lascio che le tue parole semplicemente mi emozionino,
    e ti faccio i complimenti perchè ci riesci ogni volta.
    Mi incanti

    [ e la prossima volta scrivi di quanto è bello germogliare! ;) ]

    un bacio cara e buona giornata
    .Alice

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<3