19 maggio 2013


Scrivo parole dalla scrivania verso il cielo dopo tanto affanno, dopo giorni di fatica rimestata, di apatia e pizzichi di tristezza.
Devo fare molte cose che dimentico subito e poco m’importa. Fatico a parlare. Non amo niente, il bene che provo lo sento solo verso gli astri.
Non chiedo più nulla e piano piano mi allontano da tutto, cerco la solitudine, la moltiplicazione delle speranze e non so poi che altro…svio gli sguardi, scappo dagli occhi pesanti di chi mi sta intorno e dal cibo. Corro nelle campagne desolate che circondano la mia città e la mia mente. Ho sete d’infinito e di portarmi dentro i sogni. Mi stancano le parole e la pancia gonfia.
Chiedo opere piccole e generose alla vita, che mi fa trovare rose recise a terra mentre cammino sotto la pioggia, sotto all’ombrello, sotto alla coltre grigia dei miei pensieri, sotto al mio cuore nudo, sotto al mio stomaco vuoto, sotto alle mie tormentate viscere, sotto alle mie ginocchia, sotto ai miei piedi, sotto al asfalto, alle sedimentazioni geologiche del terreno, sotto alle fondamenta dei palazzi, sotto alla lava, nel centro della terra dove tutto è buio e vivo e in fermento e vorrei prenderlo quel centro e portarlo con me sotto all’ombrello e vorrei mettermelo nel cuore, nello stomaco e nelle viscere e nelle ginocchia e nei piedi e vorrei poi far fiorire la Luna nella testa, una grande luna-giardino, un giardino segreto con tutte le meraviglie che custodisco dentro e le creature che immagino. E la agghinderei degli anelli presi in prestito a Saturno, la mia pelle di rose fiorite, di roccia e terra bianca, di alte siepi e labirinti…esci fuori minotauro, bestia vigliacca, lascia che le mie rose ti facciano tornare umano e poi guarisci e rivelati e torna nella nostra casa terrestre, nei nostri boschi notturni, nella nostra capanna sul
albero e torna a volermi tenere stretta la mattina accanto a te, torna a denudarmi del mio dolore, torna ad accarezzarmi ogni centimetro di esistenza e a regalarmi i frutti di bosco appena raccolti e portami in spalla sulla cima degli alberi e baciami sotto la neve e circondaci con gli scheletri delle volpi mentre facciamo l’amore sulla terra umida e addormentami con il tuo profumo, entrami nei sogni e combatti tutti i miei demoni e ancora mille mattine svegliami, prepara il tè, fai il bagno con me, accendi la radio sulla nostra stazione preferita, usciamo e facciamo una passeggiata al parco e andiamo a nuotare nel lago vicino a quella casa che ti piace tanto e usciamo a cena, abbracciamoci al cinema, ridiamo in macchina di quando eravamo bambini disobbedienti e poi ancora mille e mille notti tienimi stretta, ma stretta davvero che mi immergo in te, che ti sommergo di me che ancora poi domani e dopo domani e il giorno dopo ancora mi sveglio e tu non sei qui e la Luna è lontana e Nettuno laggiù continua silenzioso a ruotare. Solo.

6 commenti:

  1. La mia poesia in te si perde. E si oscura. E mi riempi e mi (s)co(i)nvolgi...
    Ed io resto, ammaliata!

    Non mi allontano. Non ti perdo. Non posso. Non voglio.
    Voglio te!

    <3

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  2. Vorrei commentare appropriatamente, ma le parole si nascondono. Bellissimo, non c'è altro da dire. Un abbraccio.

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  3. <3 malinconica, dolcissima e meravigliosa come sempre. Spero che tu riesca a trovare un po di pace e di felicità. Un bacione

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  4. Tu sei tutto questo, prendimi, e leniamo queste ferite che ci lacerano.


    [Ho provato a scriverti ma non mi invia la mail al tuo indirizzo, riproverò ancora.]

    Con immenso Amore

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  5. lo stomaco vuoto, ma una testa piena di pensieri..
    bel post

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  6. La Luna ti è molto più vicina di quanto credi.
    Ma chi, come me e te, è chiuso nel proprio dolore, fatica a vedere anche ciò che gli è accanto.
    Ti voglio bene.

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<3