25 novembre 2012



 C'era una volta un sogno
che avrei voluto costruire sott'acqua
con i relitti affondati,
con i reperti sacri e con quelli pagani,
con le cariaditi adagiate 
sui fondali della Grecia.

C'era una volta un sogno
per cui non avevo le branchie,
ma solo parole a comporlo,
nelle notti gelide di stelle lucenti 
dove tutto brillava sotto la neve calda
di una cometa che andava in frantumi.

2 commenti:

  1. Giorni fa mi sono letta tutto d'un fiato il tuo blog, dal primo all'ultimo post e mi dispiace di averti scoperta così tardi. Sei una perla rara. E quanto al tuo modo di scrivere non saprei cosa dire, perché dire che mi piace sarebbe riduttivo. Semplificando direi che sei dotata di poesia, cosa che distinguo e va ben oltre il solo "saper scrivere", nonché che invidio. :P Trovo meraviglioso il saper rendere bello -e la bellezza si immortala in un'istante, in un'immagine come in una parola- qualsiasi dettaglio e racconto della tua vita, del cosa provi, l'espressione del come ti senti. Sei piena di fantasia e poesia, ti consiglio di coltivare sempre queste tue doti, perché ti rendono particolarmente bella! A parte questo che dovevo dirti, che aggiungere su questo post? L'idea e la sensazione che trasmette è malinconica e un pó triste...ma bella, perché è sempre bella la tua capacità di creare poesia ed astrazione. Ora che ho vinto il festival della ripetitività posso eclissarmi (odiando ma essendo fin troppo concreta avrò tanto da dire solo con questioni più pratiche), ti ringrazio per i saggi commenti. Un bacio! :*

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  2. Rinuncerei a tutto il resto pur di avere le branchie di cui parli.

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<3